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Dicono di me

Da:                 Gherardo Colombo
Inviato:     giovedì 31 dicembre 2009 10.00
A:                    dott. Domenico De Felice
Oggetto:   da gherardo

Caro Nico,
E’ passata una dozzina di anni da quando mi hai salvato l’occhio destro dal distacco di retina, intervenendo urgentemente di domenica; e poi il sinistro, e la cataratta, continuando in una  continua premurosa assistenza grazie alla quale mi sento sicuro per quel che riguarda la vista.
Siamo diventati da subito amici,  ed  ho  apprezzato sin dall’inizio  in te la forte motivazione professionale, la generosità, la gentilezza autentica.
In questi anni abbiamo condiviso non solo le “urgenze sanitarie” ma anche occasioni festose, e talvolta – poichè questa è la vita – di intima difficoltà.
Per  me si tratta di un’amicizia  salda  e importante, per una persona che  sente  molto l’utilità della sua professione e si batte perché la medicina abbia per scopo la cura e non la speculazione; per  una persona disponibile,  ricca di umanità,  che come tutti ha i suoi alti e bassi, le sue arrabbiature e i suoi momenti sereni, ma non è mai distante;  una persona della quale io posso fidarmi.
Ciao
Gherardo

Da:                  Tiberio Fusco
Inviato:      sabato 02 gennaio 2010 11.21
A:                     dott. Domenico De Felice
Oggetto:     George Simenon

“Le rivoluzioni si fanno nei salotti o nei caffè degli intellettuali”, come scriveva lo scrittore francese George Simenon.

Al dottor Domenico De Felice basterebbe qualche giornale, un’intervista televisiva ma soprattutto un valido interlocutore politico per comunicare il suo pensiero su una sanità pulita e non corrotta. Ma non tutti gli danno ascolto perché, come si sa, le idee nuove e sane fanno sempre un po’ paura. Nonostante questo il dottor De Felice non demorde.

Tenace, arguto e onesto come sanno essere i milanesi con ascendenze napoletane, De Felice continua la sua battaglia per una “sanità sana”. E non mi stupirei se un giorno riuscisse nel suo sogno di una vita, come Obama sta tentando di riformare la sanità negli Stati Uniti. O gli italiani sono più pavidi degli americani? Di sicuro, se fossero tutti come il dottor De Felice, il Belpaese si ammalerebbe con maggior tranquillità e continuerebbe a vivere senza i pericoli procurati dai soliti noti ma, parafrasando il suo cognome, De Felice e contento.

Tiberio Fusco

Da: Chiambretti Night
Inviato:      giovedì 04 febbraio 2010 18.21
A:                     dott. Domenico De Felice
Oggetto:     l’oculista (dei) V.I.P.!

Da: Pier Giorgio Cozzi
Inviato:         mercoledì 25 agosto 2010 16.38
A:                       dott. Domenico De Felice
Oggetto:       don’t give an inch

gentile dottor De Felice,  oltre che paziente sono un suo ammirato sostenitore. il motto in oggetto è proprio dei giochi di squadra, dell’american football in particolare, che della tenacia fanno la punta di lancia della loro strategia; l’ho scelto perché mi sembra ben si addica al suo temperamento professionale e alla positiva vis che contraddistingue la sua “buona battaglia” per una sanità a misura di… cliente (come sa, orecchio di marketing e di comunicazione e preferisco inquadrare il problema della sanità in un’ottica cost effective, piuttosto che secondo il classico rapporto medico-paziente). Vorrei però ritornare un momento sull’invito dell’assessore lombardo a cercarsi “sponde” professionalmente accreditate e spendibili; potrà sembrarle strano quel che vado a dirle, ma l’assessore ha detto una verità inoppugnabile. Faccio un passo indietro: nella mia vita professionale ho imparato – e quando posso lo applico – il motto dell’associazione francese delle relazioni pubbliche: farlo bene e farlo sapere. Sul fatto che lei lo faccia bene non v’è dubbio; sul farlo sapere, a malincuore ripeto che l’assessore ha un fondo di ragione: bisogna “volgarizzare”  la notizia trasformandola in comunicazione e quindi in consenso. Non credo per altro che sia compito della struttura pubblica tirarsi la metaforica zappa sui piedi ammettendo che altre forme di gestione della sanità regionale potrebbero essere – ricorro di nuovo al linguaggio del marketing – più efficienti e più efficaci. La struttura sarà pronta a cavalcare opportunisticamente “l’onda” quando quest’ultima si imporrà all’attenzione dei media, dei “clientes” e dei pazienti. Non demorda, allora; cerchi quanti più alleati possibili che siano “interessati” a condividere con lei un percorso verso un obiettivo nobile e comune. La simpatia tributata dai suoi conoscenti, amici e dai numerosi entusiasti pazienti, ancorché buon viatico, ahinoi non serve in politica. Per quel che vale, sono con lei.

Con rispetto

pier giorgio cozzi

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